St. JAVELIN

Un progetto di Julia Krahn

Bandiere di Pace - Ritratti di donne ucraine rifugiate

St. JAVELIN è l’ultimo progetto fotografico di Julia Krahn in cui l’artista invita le donne rifugiate ucraine a raccontarsi attraverso immagini e interviste (leggibili cliccando sul link sotto le foto).

St. Javelin è il nome di una Santa nata in guerra, ispirata al missile “Javelin” mandato in Ucraina in sostegno della resistenza, diventata il simbolo di una Madonna protettrice. Proprio il paradosso di una madre che tiene in mano un’arma, la morte invece della vita, è stato il motore che ha
avvicinato Julia Krahn alle donne ucraine.

L’unica arma che l’artista intende usare è l’empatia, da qui la scelta di inserire un autoscatto nel progetto. L’artista ha in mano la sua arma, il pulsante della macchina fotografica e invita le rifugiate a fare lo stesso, descrivendo le proprie armi di resistenza quotidiana, fatte per costruire e mai per distruggere. Una madre non sceglierebbe mai la guerra per i propri figli.

“Non parlo della guerra, delle sue impossibili ragioni per esistere o di chi la sta tenendo accesa, ma delle persone che la subiscono. Indifferentemente da pensiero, posizione o status, sono fuggite per salvare i loro bambini e hanno lasciato indietro i loro mariti. Oltre alla propaganda esistono persone reali. Ognuno con la sua storia. Io accolgo in studio chi ha voglia di condividere la sua.” (JK)

La mostra é stata inaugurata il 27 maggio 2022 a Sorrento. Lo spettatore è invitato ad attraversare il corso principale, da piazza Tasso a piazza Veniero ed ammirare queste nove foto disarmanti volare nel cielo come bandiere giganti di Pace.

Dal 4 giugno 2022, in occasione della Paxos Biennale, é possibile vedere alcune immagini del progetto anche sull’isola di Paxos (Grecia).

Il progetto nasce in collaborazione con il Comune di Sorrento e l’associazione culturale Festivà ed apre la rassegna Sorrento Incontra.

ALEKSANDRA (Mimose)

MARINA (Maternità)

LESYA (Corona di proiettili)

JULIANA (Pane-Palianytsia)

OLGA (Oranta di Kiev)

OLENA (Propaganda)

GAIA (Morte-Rinascita)

JULIA (Cultura)

“Mi sono permessa di indossare il blu come le donne da me ritratte, proprio perché percepisco il mio mestiere come un’arma importantissima contro la guerra.

La cultura è come una terra fertile, dove la vita cresce bene. L’arte ha da sempre creato ponti fra mondi e pensieri diversi. Lei sa andare oltre la guerra.

È testimone, memoria ma anche rivoluzione, energia vitale.

In queste ultime settimane sono cosi, tutta blu.

Soffro con le donne e il loro paese. Cerco anche di proteggermi, più che altro dai media e dall‘ignoranza. Ma non ho paura. Mi difendo con quello che so fare, la mia arte, l‘autoscatto.

Perché per guardare il mondo con occhi aperti credo si debba prima guardarsi dentro, in profondità.”

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